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Touch

titolo: Touch
scultore: Tiziano Magrini
regia: Davide Spallacci
Accademia delle belle arti di Urbino
Studio zelig – Mediateca delle Marche

Touch è una performance artistica di Tiziano Magrini, uno scultore non vedente e sordo-muto. Il personaggio del filmato è Lenin, il quale suscita grandi emozioni/espressioni in Tiziano.
Touch e Tex sono due filmati realizzati da Davide Spallacci e sono entrati a far parte della catena di filmati della Mediateca delle Marche.

Tutti i diritti sono riservati a Davide Spallacci – come da legge sul Diritto d’Autore n. 518 del 1992 – performance art

Una persona diventata cieca è legata ai suoi ricordi visivi, dai quali non riesce a svincolarsi; non prenderà mai coscienza dell’efficacia degli strumenti percettivi, continuando a essere un “ex-vedente”.
Un cervello poco allenato a vedere, prende le cose per quelle che sono; ci vuole una certa esperienza nel “vedere”, per il fatto che implica un’interpretazione di dati forniti dall’ambiente che è intorno; ad esempio, cubi disegnati in prospettiva possono non essere letti come elementi tridimensionali, ma come piani accostati tra loro. La vista ha un ruolo più importante oggi, rispetto al passato; la comunicazione visiva ha raggiunto, infatti, un livello notevole grazie anche ai nuovi sistemi informatici e virtuali, privilegiando però il vedente. Si pensi che l’83% degli stimoli umani sono dati dalla vista, perciò gli altri 4 sensi devono riuscire, allenandosi, a compensare le carenze dovute alla cecità.
Sia per il non vedente che per il normodotato gli stimoli sono gli stessi, solo che il vedente non è “attento” a saperli cogliere.
La vista, come l’olfatto e l’udito, sono sensi che agiscono “a distanza”, e il tatto ha la sua massima distanza con “il braccio”; la vista sa cogliere le minime sfumature, le minime differenze, come per esempio l’udito, anche se con questo si può percepire un oggetto solo in determinate situazioni; la vista coglie la forma anche se opera su 2 dimensioni, è il cervello, che unendo le 2 immagini, crea la “profondità”; gli occhi da soli colgono 2 dimensioni, insieme al cervello anche la terza. Il tatto, al contrario, percepisce la terza anche se non la globalità, prerogativa della vista.
Con questa infatti noi abbiamo una percezione inizialmente globale, del “tutto”, poi, in un secondo momento, scendiamo a notare il particolare, il dettaglio; per il cieco è esattamente l’opposto, prima tocca, sente apticamente il particolare e poi passa al “tutto”, all’insieme. E’ un processo analitico, avviene per gradi e si conclude con la totalità; si basa sulla memoria e sull’astrazione, riunendo alla fine dell’esplorazione tattile l’insieme e il particolare. Per il cieco è uno sforzo intellettuale il ricordarsi tutti i “passaggi tattili”, il vedente invece è aiutato dalla fisionomia.

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